| di Alessandro
De Vita
I: Ciao Luca, grazie di aver dato la disponibilità per
l’intervista.
L: È un vero piacere per me Ale!
I: Molti si chiederanno “perché Luca e non me?”,
e ora lo spieghiamo: dato che ti sei trasferito e che non sei più
coinvolto come una volta nella vita politica di Castel Maggiore, credo
tu possa avere una prospettiva diversa, non coinvolta, un punto di vista
un po’ più esterno, che ci aiuterà ad avere una
visione più chiara della situazione. E ora passiamo all’intervista.
I: Dopo 9 anni dalla nascita dell’associazione Cose Nuove,
a cui hai partecipato, qual è il tuo giudizio sull’esperienza
fatta? Ti manca un po’ la vita da consigliere?
L: Bella domanda… mettiti comodo che la risposta richiede un po’
di tempo. Dell’esperienza di Cose Nuove sono contentissimo e,
visto che in qualche modo l’ho vista nascere, anche molto orgoglioso.
Nel 1994, quando cominciammo
a trovarci, c’era senz’altro l’esigenza di far avvicinare
la gente comune alla politica, facendo capire che era necessario un
impegno consapevole e competente (e gratuito!) da parte di ciascuno
per fare in modo che la Casa di tutti (Comune, Provincia, Regione o
Nazione) fosse sempre più costruita intorno al bene comune. In
particolare ci siamo rivolti ai giovani, che hanno sempre risposto in
maniera entusiastica. Anche in questo momento, in cui purtroppo osserviamo
un certo ritorno al privato, la principale “mission” di
Cose Nuove è ancora quella, e credo che abbia un valore sociale
inestimabile. È proprio per questo fine che, pur non più
impegnato sul fronte del consiglio comunale, ho dato la mia disponibilità
a lavorare sul territorio di Castel Maggiore.
Diverso è invece il discorso della vita da consigliere. Già
da molto tempo avevo chiesto all’associazione di avere un ruolo
più defilato, per diversi motivi. Il primo è che in ogni
caso si deve cercare un certo ricambio, anche per dimostrare che l’associazione
è viva e sa proporre diverse persone in grado di raccogliere
il testimone. Inoltre la vita da consigliere, fatta seguendo i dettami
del nostro Statuto, è
impegnativa: andavamo sempre a tutte le commissioni, leggendo bene tutto
il materiale, e cercando di fare proposte concrete. Faccio solo l’esempio
del bilancio: il nostro lavoro voleva dire guardare ogni singola voce,
il suo andamento storico, capirne le motivazioni e la necessità,
discuterne con gli uffici e nelle commissioni… insomma un lavoraccio
infinito. Certamente questo ha comportato alcune rinunce personali e
familiari, e anche la possibilità di aggiornarsi su cose a più
ampio respiro, e anche questa è stata una ragione per cui ho
chiesto uno stop.
Sono convinto però che tutto questo lavoro sia servito al nostro
Comune, perché piano piano alcune delle proposte che abbiamo
fatto sono state recepite e fanno ora parte dell’azione di questo
mandato. Inoltre credo anche che questo stile, se vuoi inizialmente
isolato, sia stato recepito anche da altri, e anche questo credo sia
stato costruttivo. In sintesi, un bilancio molto positivo, ma anche
la voglia di fare un passo indietro. E poi i nostri nuovi consiglieri
sono bravissimi!
I: Come valuti oggi la scelta, operata nelle prime due tornate
elettorali, di rimanere nella minoranza, in opposizione alla giunta
di centro-sinistra? È stata vincente o, a posteriori, una scelta
sbagliata?
E cosa pensi della decisione, fatta nelle ultime elezioni, di entrare
in coalizione assieme ai partiti di centro-sinistra? Un tradimento verso
gli elettori o una scelta obbligata?
L: Comincio dall’ultima domanda, e ti rispondo che non è
stato né un tradimento né una scelta obbligata, ma il
risultato di un lungo e difficile percorso. Il dialogo con gli altri
partiti del centro sinistra, e in particolare con i DS, non è
stato certamente facile da subito: provenivamo da due mondi diversi
che seppure a livello nazionale stavano in parte già dialogando,
a livello locale hanno fatto più fatica. Questo ha portato al
fatto che abbiamo passato due “legislature” all’opposizione,
che abbiamo sempre cercato di vivere nel massimo rispetto del mandato
avuto dagli elettori e delle altre componenti consigliari. Scelta vincente
o sbagliata? Direi piuttosto scelta giusta; la considero tuttora la
più giusta che potevamo compiere.
Allora mancavano oggettivamente le positive condizioni che invece abbiamo
trovato questa volta, le distanze erano molto maggiori e un'alleanza
fatta in quel momento era per questo una forzatura. E non è stato
affatto un periodo infruttuoso: questi anni ci sono serviti per fare
esperienza (talvolta la nostra “ingenuità” ci ha
portato a delle incomprensioni con le altre forze politiche), per farci
conoscere e per imparare. C’è sicuramente voluta pazienza
da parte di tutti, ma alla fine abbiamo valutato che i motivi di convergenza
superavano quelli che invece ci portavano su sponde opposte e ne abbiamo
tratto le conseguenze. Agli elettori dovremo dimostrare che i principi
e le idee che ci hanno sempre animato sono ancora al centro della nostra
azione, ma sono molto fiducioso che i nostri amministratori sapranno
metterlo in luce!.
I: Quanto ha influito questa scelta di campo sull’elettorato
(passato e futuro) di Cose Nuove? L’alleanza con la Margherita
è stata positiva in questo senso?
L: Nel breve periodo le scelte di campo rischiano di essere penalizzanti
in termini di percentuali elettorali, e così è stato nel
nostro caso. Era un rischio del quale eravamo consapevoli anche prima,
ma che abbiamo deciso di correre, perché convinti della validità
della scelta. Credo occorra liberarsi dalla preoccupazione del breve
periodo (cosa che purtroppo ottenebra anche la politica a livello nazionale)
e pensare al lungo periodo. Tocca a noi assieme agli alleati dimostrare
con cinque anni di buon governo che la scelta fatta era giusta, e da
questo ovviamente dipenderà il risultato delle prossime elezioni.
Per quanto riguarda l’alleanza con la Margherita, devo dire che
la sintonia a livello locale tra gli iscritti a Cose Nuove e alla Margherita
era molto alta, per cui l’alleanza è stata una cosa naturale,
e come tutte le buone alleanze credo abbia portato un arricchimento
nella nostra proposta. Anche questo si vedrà nel lungo periodo…
ho imparato che la politica vera ha orizzonti temporali ampi, e che
la pazienza è una delle virtù principali per chi vi opera.
I: Parliamo un po’ di questa Margherita: cosa ne pensi
delle travagliate vicissitudini sia a livello provinciale, prima e dopo
le elezioni bolognesi, sia a livello nazionale? Rischia di diventare
un partito “vuoto”, cioè semplice vetrina per politici
orfani, o può rappresentare degnamente una certa parte di elettorato?
L: Esistono sempre dei momenti di crisi in tutte le attività
umane, e i partiti non fanno eccezione. Cosa accadrà dipenderà
dagli iscritti e dai simpatizzanti: finché ci sarà gente
pronta a dedicarsi con slancio all’impegno gratuito nel partito
le crisi possono essere superate e anzi possono portare a un rafforzamento.
In sintesi dipende da noi e quindi rinnovo l’invito a tutti a
rimboccarsi le maniche e a fare della Margherita un partito forte, pieno
di idee e di proposte, che sappia quindi fare uscire il nostro paese
dalla difficile situazione in cui ci troviamo… ne abbiamo tanto
bisogno!
I: Ma non manca forse alla base del partito quella coesione
necessaria a renderlo solido?
L: Vedi, la Margherita viene da un processo di fusioni e questa è
stata una grossa novità politica, che è stata premiata
anche oltre le aspettative dagli elettori. Il rovescio della medaglia
è ovviamente il fatto che la base del partito per forza di cose
presenta delle disomogeneità. Credo che molto sia stato fatto
per rendere le diversità una ricchezza, e ti posso assicurare
che a livello di base molte difficoltà sono state superate. Ora
però manca un’altra spinta, e come sempre il successo dipende
dall’impegno che ognuno di noi ci saprà mettere. Non bisogna
mai arrendersi di fronte alle difficoltà, né fare un passo
indietro quando si pensa che ormai le cose siano a posto: è sempre
necessario un impegno costante e paziente, e il momento attuale non
fa eccezione. Per cui ancora rivolgo a tutti un invito: se volete una
politica migliore, impegnatevi con costanza in prima persona!
I: A Castel Maggiore l’alleanza fra Cose Nuove e Margherita
è stata vincente? Questa alleanza potrà avere un futuro?
Dipenderà sempre dall’andamento del partito a livello nazionale?
L: Questa alleanza è stata fatta innanzitutto da persone che
hanno in comune molti principi, che poi in fondo sono sintetizzati benissimo
nello Statuto di Cose
Nuove. Sono sicuro che questo tipo di alleanza sia destinato a durare,
magari forse con nomi diversi, vista la mobilità della politica
nazionale. Ma conoscendo le nostre persone, la loro unione sarà
duratura e molto fruttuosa.
I: E quanto ha influito sulla scelta di correre uniti (Cose
Nuove e Margherita), secondo te, il bisogno di cavalcare i buoni risultati
avuti alle penultime elezioni dal partito a livello nazionale e quindi
di sfruttarne la visibilità comunicativa?
L: Non posso negare che certi ragionamenti siano, a un certo punto,
venuti fuori, ma non è stato alla fine questo l’argomento
trainante. Come ho detto prima, vedo ancora adesso bene questa alleanza
proprio perché vedo persone che, indipendentemente dalla propria
origine, si stanno impegnando con passione verso i medesimi obiettivi…
cosa c’è di più forte di questo?
I: Ritorniamo a Cose Nuove. Quali nuove sfide l’attendono?
Mi spiego: ora ha un’alleanza forte (forse), è entrata
nella stanza dei bottoni (Comune), ha la possibilità di influire
effettivamente sul governo del paese (due assessori contano); ricordo
i vostri animi di un tempo, carichi e pronti a far battaglia contro
l’inefficiente Comune. Ora invece? Il potere rischia di “risucchiarci”?
Forse esagero, ma Cose Nuove rischia di scomparire?
L: Mamma mia… che domandona! Per rispondere, torniamo allo Statuto.
Tu forse allora non ti occupavi ancora di politica, ma devi sapere che
ci è costato parecchio in termini di tempo e di energie redigerlo,
ma quanto conforto ci ha dato in tutti questi anni! Di fatto, come ho
già detto prima, la missione principale della nostra associazione
(e quindi la sfida vera!) è quella di promuovere una politica
basata sulla gratuità, che ha come perno i principi esposti (speriamo
ancora per molto) dalla nostra Costituzione italiana. Quindi il nostro
successo non dipenderà solo da quanti bottoni saremo in grado
di comandare, ma dal messaggio che sia dall’opposizione sia dalla
maggioranza siamo in grado di trasmettere. Certamente, ora che siamo
in maggioranza, abbiamo maggiore possibilità di incidere e maggiore
visibilità, ma proprio per questo maggiore responsabilità.
Se la continuiamo a esercitare secondo i principi dello Statuto
(scusa se ci torno ancora, ma è essenziale!), sono sicuro che
il potere non ci risucchierà e che Cose Nuove rimarrà
in salute. È la fedeltà ai principi da parte delle persone
che animano la nostra associazione e che ci rappresentano nelle istituzioni
che dobbiamo perseguire… i risultati (da una maggiore partecipazione
a un Comune più efficiente) verranno di conseguenza. Ancora,
lasciami essere ottimista: le persone che formano la nostra associazione
sapranno guidarla sempre più in alto!
I: Quali obbiettivi concreti si deve porre? Quali sviluppi
ci dobbiamo aspettare per il futuro?
L: Siamo nati pensando in grande, e credo che questo debba rimanere
nel nostro DNA. In concreto che cosa vuol dire? Vuol dire che dobbiamo
avere il coraggio di portare i nostri concittadini a entusiasmarsi della
politica, a occuparsene, a farsi carico dei problemi. Faccio un esempio
concreto che mi sta particolarmente a cuore, quello relativo all’ambiente.
La situazione della qualità dell’aria,
come ho più volte detto pubblicamente, è motivo di preoccupazione.
Bisogna quindi informare i cittadini di cosa questo comporta, soprattutto
in termini di qualità della vita. Poi bisogna fare progetti con
loro, valutando assieme i pro e i contro di ogni singola scelta e coinvolgerli
nella loro realizzazione (la politica partecipata che fa parte del nostro
programma); solo così possiamo pensare di affrontare con successo
la sfida che abbiamo davanti. Questo, anche se l’obiettivo è
decisamente alto, è un obiettivo più che concreto. E così
dovremo fare anche per il resto. Per quanto riguarda gli sviluppi, se
riusciamo a far convergere gli sforzi di tanti, molto di ciò
che vediamo difficile o addirittura impossibile potrà essere
superato, per cui… rimbocchiamoci le maniche e aiutiamo i nostri
amministratori: sono bravissimi ma da soli non ce la possono fare!
I: Nell’attuale situazione storico - politica, ha ancora
senso la lista civica in quanto tramite diretto fra cittadini e potere?
Oppure i partiti politici stanno finalmente capendo che devono riavvicinarsi
alla gente se non vogliono scomparire?
L: Per rispondere a questa domanda, non mi inoltrerei in risposte generali.
È vero che alcuni (non tutti!) partiti hanno capito che c’è
bisogno di avvicinarsi alla gente ma, come dire, siamo ancora lontani
dalla perfezione. C’è sicuramente ancora molto da fare:
gli strumenti poi possono essere diversi da luogo a luogo, ma comunque
ci vogliono persone che si danno da fare… sempre con tanta pazienza!
I: Ci avviamo alla conclusione Luca; con l’ultima domanda
facciamo un breve accenno alla politica nazionale: tu che sei docente
universitario, sei favorevole o contrario alla proposta di legge sulla
riforma universitaria, in particolare sul nuovo stato giuridico dei
professori universitari?
L: Sono totalmente contrario: si genera ulteriore precariato, si parifica
chi si occupa a tempo pieno dell’università e chi invece
fa libera professione e, soprattutto, non si parla mai di ricerca, come
se non fosse più compito dell’Università. Il futuro
del nostro paese dipende invece proprio da quanto sapremo innovare!
Abbiamo decisamente bisogno di un nuovo governo… e non intendo
di un Berlusconi - bis!
Lasciami concludere, tornando su Castel Maggiore, con un saluto al sindaco
Marco Monesi, alla sua vice Giovanna Battistini, a tutti gli assessori
e a tutti i consiglieri: anche da Bologna faccio il tifo per voi: buon
lavoro!
Intervista a cura di Alessandro De Vita

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